Occhio che punge: possibili cause e rimedi

L’espressione “occhio che punge” viene comunemente utilizzata per provare a descrivere un fastidio o un dolore all’occhio destro o al sinistro (o a entrambi), paragonabile a quello che deriverebbe da una singola puntura o dalla presenza di molteplici spilli. L’espressione può anche indicare la fastidiosa sensazione di avere qualcosa di pungente o graffiante nell’occhio che si fa sentire quando si abbassa la palpebra, e che non è necessariamente legata alla presenza effettiva di un corpo estraneo a livello oculare.

All’origine di questo sintomo comune, infatti, ci possono essere molteplici condizioni che possono interessare le strutture oculari. Ciò non significa che si è automaticamente in presenza di un problema grave, ma certamente questo fastidio non va ignorato: scoprirne la causa permette infatti di attuare la cura più adatta e recuperare, così, il benessere e la salute oculare.

Occhio che punge: le principali cause

La sensazione di qualcosa che punge l’occhio non è una patologia ma un sintomo e, come tale, può derivare da diversi disturbi. Passiamo brevemente in rassegna alcuni tra i principali.

Una causa frequente è rappresentata dalla cosiddetta sindrome dell’occhio secco, condizione patologica caratterizzata da una alterazione della lubrificazione normalmente fornita dal film lacrimale, con conseguente secchezza oculare: ad ogni battito di ciglia la palpebra superiore si sposta sulla superficie dell’occhio e, se la lubrificazione è scarsa, si può percepire una sensazione pungente quando le due superfici si strofinano una sull’altra.

All’origine dell’occhio secco ci può essere una riduzione della produzione di lacrime o un’eccessiva evaporazione delle stesse. Nel primo caso può dipendere dall’invecchiamento, da alcune malattie (ad esempio la sindrome di Sjogren, problemi tiroidei, carenza di vitamina A ecc.) o dall’assunzione di alcune terapie farmacologiche. Nel secondo caso invece possono entrare in gioco:

  • una scarsa presenza nel film lacrimale della componente grassa normalmente prodotta dalle ghiandole che si trovano a livello della palpebra (in conseguenza, per esempio di un’ostruzione delle stesse)
  • la presenza di un ectropion (palpebra rivolta verso l’esterno) o di un entropion (palpebra rivolta verso l’interno)
  • l’esposizione a fumo, vento o aria secca
  • un’allergia oculare
  • una carenza di vitamina A.

Può aumentare l’evaporazione lacrimale e contribuire così a seccare gli occhi anche una riduzione dell’ammiccamento (l’apertura e chiusura delle palpebre, che ha anche la funzione di distribuire il film lacrimale sulla superficie oculare), che può verificarsi per esempio quando ci si dedica a lungo ad attività come leggere, guidare o lavorare al computer.

Una sensazione pungente agli occhi può poi dipendere da una congiuntivite, ovvero una infiammazione della congiuntiva, la sottile membrana che ricopre la superficie anteriore del bulbo oculare (cornea esclusa) e l’interno delle palpebre. Il processo infiammatorio può essere frutto di:

  • una reazione allergica, per esempio a sostanze contenute in colliri o cosmetici, o nei confronti di acari, peli di animali o allergeni di stagione come i pollini (congiuntivite allergica)
  • infezioni causate da virus, batteri, funghi o parassiti;
  • un’azione fortemente irritante sulla congiuntiva da parte di agenti fisici o chimici di varia natura (per esempio polvere, sabbia, vento, fumo, cloro, sole).

Anche la presenza di un problema a carico della palpebra può portare ad avvertire la presenza di qualcosa di pungente, sensazione che, a volte, può risultare esacerbata dall’ammiccamento. Può succedere per esempio per via di una blefarite, ovvero un’infiammazione del bordo palpebrale (si verifica comunemente quando minuscole ghiandole sebacee vicino alla base delle ciglia si ostruiscono), di una trichiasi (condizione in cui le ciglia crescono verso l’interno dell’occhio finendo per sfregare sulla congiuntiva o sulla cornea) o in seguito alla formazione, sul bordo palpebrale o verso l’interno, di un orzaiolo (protuberanza che compare in genere in seguito all’infezione di una ghiandola sebacea).

Dolori pungenti possono associarsi, inoltre, a disturbi che coinvolgono l’area della cornea, come una cheratite (infiammazione corneale spesso di origine infettiva) o una lesione corneale (un’abrasione o, nei casi più seri, una lacerazione), conseguente a traumi di vario tipo.

La sensazione di qualcosa di appuntito nell’occhio può anche dipendere dall’effettiva presenza di un corpo estraneo.

Indossare lenti a contatto rappresenta un fattore di rischio per diversi disturbi che si manifestano con sensazioni oculari pungenti, soprattutto se portate per un periodo di tempo eccessivamente prolungato e/o senza adottare le opportune accortezze igieniche. Ciò, infatti, aumenta la possibilità di incorrere in infezioni oculari, in abrasioni e danni corneali e secchezza oculare. Peraltro, nei soggetti portatori di lenti a contatto (in particolare di tipo morbido), tende a manifestarsi più di frequente anche una peculiare forma di congiuntivite allergica, la congiuntivite giganto-papillare.

Concludiamo ricordando che una fitta intensa e lancinante a un occhio potrebbe anche essere uno dei sintomi di un glaucoma acuto ad angolo chiuso, una patologia caratterizzata dall’improvviso aumento della pressione oculare, che rappresenta un’emergenza medica perché può determinare danni al nervo ottico e compromettere seriamente la vista.

Occhio che punge e sintomatologia associata

Come già accennato, con l’espressione “occhio che punge” si fa solitamente riferimento a un dolore acuto localizzato, di tipo puntorio, paragonabile a quello prodotto da una puntura o da tanti spilli. Si può così indicare anche la sensazione di un corpo estraneo appuntito e graffiante nell’occhio, percepibile per esempio quando si chiudono le palpebre.

Tale sintomo, a seconda della causa scatenante, può essere più o meno intenso e interessare entrambi gli occhi (come succede solitamente in presenza di secchezza oculare, di blefarite o congiuntivite allergica) o uno solo (per esempio nel caso di un trauma o di un corpo estraneo effettivamente presente).

In genere poi è spesso accompagnato da altri segni e sintomi, che ancora una volta possono essere diversi a seconda della causa scatenante.

In caso di sindrome dell’occhio secco, per esempio, si associano in genere bruciore, fotofobia (sensibilità alla luce), occhi rossi, lacrimazione (come tentativo di risposta all’irritazione provocata dalla secchezza oculare), affaticamento oculare o visione offuscata.

Nelle congiuntiviti sono generalmente presenti anche arrossamento oculare, prurito o bruciore, lacrimazione, secrezione (che può essere mucosa, purulenta o più simile ad acqua a seconda della causa dell’infiammazione), gonfiore palpebrale. Le forme virali o batteriche possono inoltre essere accompagnate da infezioni delle vie respiratorie come raffreddore o mal di gola, mentre quelle allergiche da starnuti e secrezione acquosa dal naso.

In presenza di blefarite i sintomi, in genere peggiori al mattino, comprendono, oltre alla sensazione pungente, anche lacrimazione, occhi rossi, fotofobia, palpebre gonfie, rosse, pruriginose e untuose. L’orzaiolo appare come un nodulo rosso, dolente, gonfio, simile a un brufolo, sulla palpebra e può associarsi anche a lacrimazione e sensibilità alla luce. Nella trichiasi la sensazione di avere qualcosa nell’occhio si accompagna ad arrossamento oculare, lacrimazione e sensibilità alla luce intensa.

Quando c’è un coinvolgimento della cornea, insieme a dolore pungente e sensazione di qualcosa negli occhi compaiono in genere arrossamento, lacrimazione, forte fotofobia, visione ridotta e/o confusa.

Il sospetto di un glaucoma acuto ad angolo chiuso dovrebbe sorgere quando la fitta intensamente dolorosa all’occhio è accompagnata da arrossamento oculare, visione alterata (per esempio con la comparsa di aloni attorno alle luci) e offuscata, forte mal di testa, nausea e vomito.

Quando è necessario rivolgersi al medico?

In generale, in caso di dolore oculare è sempre consigliabile richiedere il controllo del medico curante (che potrà a sua volta reindirizzare a uno specialista), tanto più se il sintomo non passa o comunque non migliora dopo pochi giorni; meglio non perdere tempo se la sintomatologia interessa bambini o portatori di lenti a contatto e se si presenta accompagnata da altri segni e sintomi.

Può essere consigliabile rivolgersi direttamente al pronto soccorso in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:

  • il dolore pungente è particolarmente intenso o comunque associato a sintomi come mal di testa, febbre, nausea, vomito e insolita e intensa fotofobia
  • improvvise alterazioni della vista
  • difficoltà ad aprire, tenere aperto e/o muovere l’occhio
  • presenza di un corpo estraneo intrappolato nell’occhio (una scheggia per esempio).

Inoltre, è bene rivolgersi con urgenza a un medico se il sintomo è comparso dopo un colpo, una ferita, lo schizzo di un liquido nell’occhio.

Per formulare il quadro diagnostico è di solito sufficiente una visita oculistica completa, in cui all’anamnesi del paziente (raccolta di informazioni sulla sua storia clinica, sullo stile di vita e sui sintomi e la loro comparsa) si associano una serie di esami di base, tra cui la valutazione dell’anatomia oculare con la lampada a fessura, l’esame del campo visivo e la tonometria (per la misurazione della pressione oculare). Lo specialista può comunque effettuare anche ulteriori esami e test (per esempio il test di Schirmer per misurare il volume delle lacrime in caso di sospetta sindrome dell’occhio secco).

Rimedi e prevenzione dell’occhio che punge

Poiché parliamo di un sintomo, la sua risoluzione dipende dalla causa che l’ha scatenato.

In caso di secchezza oculare lieve od occasionale, per esempio legata a fattori come l’esposizione a fumo, vento, aria secca, all’uso di lenti a contatto o anche all’uso prolungato di uno schermo, può essere sufficiente utilizzare regolarmente lacrime artificiali in gocce, spray oculari o colliri decongestionanti.

Le forme di occhio secchio più serie e persistenti potrebbero invece richiedere trattamenti mirati alla risoluzione, quando possibile, del problema sottostante. Per esempio, se la secchezza oculare dipende da una specifica terapia farmacologica, il medico potrà valutare la possibilità di cambiare farmaco, mentre, in presenza di un ectropion, potrà eventualmente consigliare una chirurgia plastica palpebrale.

In presenza di una congiuntivite, la cura dipenderà dal tipo di infiammazione: per le forme batteriche possono essere prescritti colliri o pomate oftalmiche a base di antibiotici; per quelle virali in genere si suggeriscono trattamenti di supporto che comprendono lacrime artificiali e detersione delle palpebre, mentre nel caso di una congiuntivite allergica possono essere prescritti colliri antistaminici, decongestionanti o antinfiammatori.

Per le congiuntiviti conseguenti a irritazioni minori (dovute, per esempio, all’esposizione a sole, fumo, vento, acqua della piscina), è possibile ricorrere a gocce oculari idratanti e lenitive o colliri decongestionanti.

Per la blefarite sono generalmente raccomandati impacchi caldi e una detersione accurata delle palpebre (a questo scopo possono essere utili apposite salviette sterili); il medico può inoltre prescrivere farmaci antibiotici e/o antinfiammatori topici (colliri o pomate).

L’orzaiolo nella maggior parte dei casi non richiede trattamenti specifici e si risolve da solo; se persiste, però, il medico può prescrivere una pomata o un collirio antibiotico.

In caso di trichiasi, il trattamento prevede la rimozione delle ciglia che crescono verso l’interno dell’occhio: se sono poche l’oculista può usare delle semplici pinzette, mentre se il problema è di maggiore entità potrà ricorrere per esempio a laser o radiofrequenza e rimuovere anche i follicoli piliferi.

Il trattamento della cheratite infettiva varia a seconda della causa dell’infezione: in genere sono prescritti colliri antibiotici per le forme batteriche (o nei casi più seri, antibiotici per bocca), antimicotici per quelle fungine, antivirali per forme dovute ad alcuni tipi di virus.

Una lesione corneale lieve può richiedere anche solo l’uso di lacrime artificiali idratanti e lenitive; se però si associano lacrimazione e dolore significativi il medico può far apporre una benda sull’occhio (per almeno 24 ore), per evitare che, sbattendo le palpebre, la lesione possa peggiorare e prescrivere colliri o pomate con antibiotici per prevenire possibili infezioni.

Il glaucoma acuto ad angolo chiuso è un’emergenza medica che richiede un trattamento urgente per ridurre la pressione oculare, generalmente con il ricorso a farmaci e a procedure chirurgiche specifici.

Sul fronte preventivo è consigliabile:

  • evitare di portare agli occhi le mani non accuratamente pulite, perché portatrici di germi e sporcizia che possono determinare irritazioni e/o infezioni oculari
  • se si è portatori di lenti a contatto, curarne l’igiene, disinfettandole con le soluzioni specifiche, lavare sempre le mani prima di metterle e toglierle e non indossarle troppo a lungo e/o di notte
  • se si è soggetti ad allergia, stare alla larga, per quanto possibile, dalle sostanze cui si è allergici
  • se si fa uso di prodotti per il make-up, struccare adeguatamente gli occhi
  • all’aperto indossare occhiali da sole di buona qualità (scegliendo nei negozi di ottica tra quelli che schermano la maggiore percentuale di radiazioni ultraviolette) per proteggersi dai raggi solari e dal vento
  • utilizzare occhiali o altri dispositivi di protezione oculare quando si effettuano attività che possono esporre gli occhi a traumi, schizzi o corpi estranei pericolosi

quando si svolgono attività che richiedono una concentrazione visiva prolungata (per esempio quando si guarda a lungo uno schermo) fare pause ogni 20 minuti, guardando per 20 secondi un punto a circa 20 metri di distanza.

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